Jago da Frosinone: non chiamatelo Michelangelo

Jago

In molti l’hanno paragonato a Michelangelo Buonarroti ma, come in ogni settore, ogni personalità è a sé. Proprio come nel caso di Jago: come il genio toscano, anche Jacopo Cardillo ha una creatività fuori dal comune.
Classe 1987, l’artista ciociaro fu selezionato da un’altra persona che di personalità ne sa qualcosa: Vittorio Sgarbi. Dopo la Biennale di Venezia, presentò  Vanitas. Lotto, Caravaggio, Guercino nella Collezione Doria Pamphilj, presenta cinque ritratti di marmo della famiglia.

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Jago a Somma Vesuviana

Per Papa Benedetto XVI  ha ritratto il papa emerito a torso nudo e intitolando la scultura Habemus Hominem, immagine del rappresentante di Dio tornato a essere uomo. Tra le opere più importanti si segnalano sicuramente Memorie, il Figlio Velato ideato a New York e il più recente Look-Down. Ma Tramandars ha avuto l’opportunità di creare un evento unico a Somma Vesuviana quando in pochi ancora conoscevano il celebre artista in particolare in Italia. Jago ha anche tenuto mostre personali presso istituzioni quali Cripta della Basilica dei SS. XII Apostoli (Roma), Fondazione Umberto Mastroianni (Arpino), Palazzo Doria Pamphilj (Roma) e HighlineStages (New York).

Jago: l’arte della libertà

In Italia spesso non si capiscono i veri talenti: è il caso di quando fu cacciato dall’Accademia di Frosinone per aver scelto di esporre a 23 anni alla Biennale di Venezia. Un paese per vecchi o per lo meno di persone mature e che non ha coraggio di esporre i propri geni quando sono giovani e pronti a creare e anche a sbagliare.

Quel Figlio Velato custodito a Napoli è una sua rivincita dopo le esperienze a New York e in Grecia che l’hanno permesso di fuggire dalle repressioni e dai pregiudizi riuscendo a esprimersi con libertà. Ecco, essere liberi: lo stesso concetto che l’arte, con la sua espressione, può concedere all’uomo di scappare alle restrizioni.

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